Mamma, mamma… aspettami!
Oddio, eccola di nuovo, questa maledettissima neve. Quanto la odio, quanto mi ci perdo dentro, quanto mi ricorda l’animo umano. Il vento la smuove, non lascia filtrare la luce, nessun ombra. Tutto tace, c’è solo la quiete… di un semplice inverno, ormai e con immensa gioia lo posso gridare, debellato dal mio cuore. Semplicità assurda, mentre scorro sotto la neve. L’aria fredda, senza gioie, penso a De Andrè e al suo inverno. Prendo spunto dalle sue parole per andare nella direzione opposta. Voglio seguire i miei passi… ma quelli già percorsi, da un anno a questa parte. Non c’è nessun rumore di sax o di tromba. Ascolto solo lo schiacciare della neve sotto i miei piedi. Ripercorro il mio anno di solitudine, di indipendenza di completa e pura… di vera… Rinascita. Di solito è sempre stata metaforica, questa volta è una rinascita carnale. E ripenso a quella valigia, ripenso ad una madre in lacrime… un bimbo che urla(come nel Robin Hood della Disney): “Mamma, mamma… aspettami!”.
Sono semplicemente qui, ad osservare il movimento ondulatorio dei fiocchi di neve, piccole onde per poi ritrovarmi sui miei vecchi anni. Vorrei che questo fosse il mio articolo migliore. Proprio quello che mi potrebbe rappresentare… ma poi non c’è un modo di rappresentarmi, magari il colore bianco della neve, non perché puro… ma perché infinito.
Sono infinito come il rumore delle onde del mare, come l’universo ma non così freddo. Profondo come gli occhi di un lupo, libero come il vento. Potrei scrivere sempre le stesse cose con significati diversi. Vorrei scrivere qualcosa sull’amore. DDi quanto ero impazzito durante il mio periodo più strano e particolare della mia vita. Sul sentiero illuminato dalle sole stelle, piccoli bagliori di luce illuminano alcuni ricordi di quest’anno così diverso da tutti gli altri che ho vissuto. Non rimango qui a narrarli, mi annoio al solo pensiero di riviverli. Sto solo guardando al buio di quello che ho passato e se devo essere sincero, sono cose che dimentico. Sono vivo, e la vita vive accanto a me. Destinazione cielo.
Da vivo, ovviamente. Ma non ho più paura di morire. Qui lo scrivo e qui lo nego. Sorrido in quest’istante, sorrido perché non so mai chi legge i miei articoli, se piacciono, se vengo mandato a fanculo. Mi piace scrivere e pensare a me in tanti altri modi, così come faccio durante il resto della giornata. Come cerco di cambiarmi, come cerco di rinnovarmi.
Sapete cosa mi manca? Mia madre, i suoi pranzi, le sue grida “è pronto” scendere con mio fratello le scale per vedere chi arriva prima e spintonarsi con il rischio di cadere. Mi manca il suo profumo, quello della pelle non un profumo chimico, ma del resto è femro nel mio cuore. Mi manca vedere sorgere il sole sul muro dorato della mia camera, mi mancano molte cose di quando vivevo con la mia famiglia un anno fa… ma mi mancherebbe di più l’idea di vivere per una mia indipendenza. Quello che è successo ormai non conta, perché riguarda la mia vita… purtroppo il suo evento non potrò cambiarlo e non riesco a dimenticarlo. Mi manca l’idea di sognare, di vedermi fermo così immobile da farmi buttare giù come se niente fosse. L’idea, si proprio l’idea, di vedermi di nuovo a terra mi rende più forte. Non ho bisogno di cadere, posso reagire direttamente così. Posso anche urlare “Mamma, mamma… aspettami!” in un modo così tenero e indifeso, ma nulla mai mi potrà far cadere, raggiungerò io stesso mia madre per poterla abbracciare sorride e andare avanti. Nessun problema, nessun rimpianto, diamine sto bene così come sono. Ringrazio tutti e tutto. Non mi creo problemi inutili, non so che scrivere e per la prima volta non mi interessa, voglio solo rendere grazie e giustizia a me stesso urlando “Mamma, mamma… aspettami!” non so perché ma perché mi potrei sentire coccolato. Ma da solo, solo con un frame di un video, solo per quell’istante mi sento così sereno di essere qui oggi a scrivere di me stesso senza pensare a nulla, pensando a tutto il bianco che ho intorno e a quello che posso fare. Tutto, semplicemente tutto. Non di più ne di meno. Nessun limite alla gioia, nessun limite alla tristezza. Tutto, tutto, tutto. Amore, odio, poi piango e rido, ma chissene importa del mondo. Dentro ho tutto quello che mi serve, le persone accanto a me sono favolose e i rapporti ormai perduti invece sono più forti di prima, onore a tutto ciò onore a noi.
Veglio sul mio corpo in continua mutazione, scandendo ogni singolo rumore… dal semplice battito del mio ciglio a quello che potrebbe essere un sussulto del cuore. Veglio, indago, mi esprimo e non rinuncio. Ribadisco il semplice fatto che “IO VOGLIO VIVERE!”
Sento un corno da lontano che mi chiama, seguo la via, nessuna scia dietro di me… leggero come non mai. Non percorrerò di nuovo i passi sul mio passato, non lacerò traccia. Perdersi è l’unico modo per ritrovarsi, innalzato da terra concludo dicendo che c’è sempre una strada e non è quella scritta dal destino, ne da noi. Esistono più direzioni, anche in alto e in basso, verso le stelle sotto il mare… non ha importanza. Rimanete con voi stessi, sognate, amate, lasciatevi andare. Le orme verranno coperte di nuovo dalla neve, così nulla esisterà di nuovo, sarà tutto da creare sempre meglio e sempre più forti. Ovviamente mi riferisco a quello che succede dentro di noi.
Ma lo sentite anche voi questo rumore? è un corno… mio dio lo sento davvero. Sarà che sono impazzito del tutto o il Gjallarhorn sta suonando? Se per questo sono pronto a combattere, IO VIVO!
Alla prossima ragazzi miei. Un caloroso abbraccio dal vostro Lupo Solitario. Da Uner o semplicemente da Giorgio(qualcuno un giorno, morendo purtroppo, disse di chiamare le cose con il loro vero nome. Così farò anch’io… ma ripeto non mi rende sicuramente quello che sono e voglio essere)