Libero

by uner85

Luci spente signori. Sentite l’uno due, uno due?Provo il microfono, per voi gentaglia. Ascoltate il grido, mi riprendo testa e anima. Dritto al cuore, dritto nelle ossa. Uno due, uno due prova…

T’ho detto addio, ti ho anche offeso. Non sono fiero di me, ma cristo santissimo come mi sento libero. Vorrei festeggiare, bere birra ghiacciata… magari una desperados, che ha il tequila, magari con il limone in punta… mio dio mi viene già la bava. vorrei festeggiare con te vicino, forse ti prenderei a calci, ma allora li sarei come mio padre. Invece sai che faccio? ballo liberando l’anima. Canto liberando la mia voce, mi hai tenuto in catene per troppo tempo, adesso sono pronto a rimettermi in gioco. Corro da solo e distruggo tutto quello che mi viene incontro. Non mi volto indietro perché voglio darti retta, il passato non esiste più e più ci giriamo a guardarlo più ci perdiamo. Mi sono rovinato la vita da solo, adesso ne pongo rimedio.
Basta con il dolore, oggi non scrivo di lui… oggi scrivo dell’idealizzazione della felicità:

Arriva dopo una giornata pesante, stressante, voglio la notte perché posso essere ciò che voglio. Indosso i miei scarponi, i kilt nero e sono pronto… manca il tocco finale, camicia nera e sono pronto per una notte metal. Corno nella mano sinistra e cd appena masterizzato da mettere in macchina. Corro a prendere gli amici, ognuno vestito a tema, chi con borchie che bucano i sedili della macchina, chi con creste assurde. Musica industrial, ci spacca i timpani, pronti a rimorchiare, pronti ad esagerare ogni singola cosa. Risse, caos, scuotendo la testa come forsennati non siamo poi così diversi dai truzzi o dagli emo, solamente noi siamo pieni di rabbia. Sfoghiamo il nostro ordine in un posto buio, insieme ognuno con il suo perché, giochiamo con la notte come Dio gioca con l’uomo. Beviamo, ci perdiamo, sogniamo, incazzati con noi stessi… con il mondo per essere stati deboli una volta. Adesso… solo adesso, ci rendiamo conto che anche noi meritiamo un riscatto, anche noi adesso meritiamo di vivere. Persi, per modo di dire, sotto un palco, dentro una discoteca a ballare, noi viviamo rendendoci conto di prenderci in giro. Corriamo, sguardi a ragazze e poi subito in macchina a trombare. Sguardi sbagliati per l’ennesima volta ma i nostri scarponi mettono subito fine al nascere della discussione. Siamo noi, sono io, siete voi. Siamo tutti noi che aspettiamo il nostro riscatto… che forse non arriverà mai, ma l’importante è crederci. Sono io che chiedo scusa a me stesso, lotto e perdo tutte le volte, cado e mi rialzo sapendo che ci sarà l’ennesimo fallimento. Brindo agli dei, brindo agli amici, all’amore ormai perduto a quello che un giorno sarà ritrovato. Brindo al peccato eterno, al fallimento umano. Mi rendo conto che non mi sto divertendo, voglio vedere il sole. Scappo via, seguito a bestia dai miei amici. Ognuno più incazzato che mai. Piccole brande che camminano nell’oscurità in cerca della luce, pronti a risalire in machina, scuotendo le teste con il pezzo metal più assordante, urlando alle altre macchine cantando, chi piange invece e impreca colui che ha creato tutto. Corriamo chissà dove, corriamo affinché non ci possiamo perdere. Arriviamo sotto le basi di un monte, lo scaliamo. Ubriachi persi, persi nell’anima, inondati da un senso comune di rabbia, inondati da un senso diabolico che ci circonda. La strada è così ripida, i tornanti sono tanti, almeno 37 e a piedi è una fatica immane. chi si libera dei suoi pesi: borchie cadono rotolando giù fermandosi su una radice di un qualsiasi albero. Lascio i miei scarponi così pesanti, preferisco continuare scalzo, bucandomi i piedi ma almeno più leggero. Le creste si abbassano, il sudore è il nostro unico tormento, l’alcool trasuda ogni singolo poro del nostro corpo, ci guardiamo come se ci stessimo sfidando, aumentiamo il ritmo per ritrovarci ad ammirare, quello che non vedevamo da troppo tempo: l’alba.
Sopra questa montagna, affacciati ad una sporgenza, sporchi… umidi, chi realmente affaticato chi, come me, con i piedi sanguinanti. Spogliati dei nostri pesi, almeno questa sera siamo scarichi, pronti… forse, ma almeno tutti sorridenti. Girandomi mi accorgo che lentamente i miei amici spariscono, chi mi sorride come nebbia al sole sparisce, salutandomi magari facendo spallucce, volti nuovi identici al mio… ognuno con il suo perché, ognuno come me. Sono io che vi chiedo scusa. Nella discesa vedo tutti i miei oggetti, i miei fardelli e quindi mi chiedo… sarà giusto scendere di nuovo o tanto vale che io provi a volare, spiccando il volo dalla sporgenza? Posso anche provare, tanto più nudo di così devo solo togliermi il kilt e la camicia… forse si parlerà del primo lupo che corre nel cielo. L’importante è provarci.