Speranza

by uner85

Indomita è la speranza; come lo spirito di un guerriero, non si piega dinanzi a nulla. Cammina sulla terra, senza abbandonare il cuore dell’uomo.
Una sensazione fredda o calda che sia, non ha eguali. Tagliente come la lama di un’anima, come la spada ormai perduta che un tempo era legata alle mie stanche mani.
Ricordo i miei sogni ormai perduti. Ricordo proprio un sogno: la città eterna.
Sogni proibiti. Perso fra mille risate, in una città incantata, ogni giorno festa; ogni giorno un’amore diverso, sempre la stessa sensazione, sempre il tremolio alle mani prima di baciare una donna. Ricordo e fuggo lontano, nella stanza illuminata solo con le luci di una candela. Troppo poco, troppo stanco, eppure… ricordo.
“Finché avrò vita”… si lo dicevo sempre. Io finché avrò vita, avrò la mia speranza, la mia vendetta, la mia gioia il mio santuario proibito. Forse avrò l’amore, ma di sicuro avrò la mia anima. Decido di alzarmi, decido di destarmi. Imbrigliato nelle mie stesse lenzuola, mi avvicino a quella candela così lontana; ci separa solo un abisso di luce, un tramonto d’amarezza, al di fuori di questa stanza c’è luce; la mia vita e la mia città. Non fuggo da qui, decido di riprendermi l’anima.
Prego dentro di me gli antichi dei, desidero viaggiare per poi riposare dove i miei vecchi e stanchi occhi avevano posato lo sguardo la prima volta, perso ma felice, pieno d’amore… pieno di speranza.
Spengo la candela, c’è solo buio intorno; ma dentro la luce ha la sua dimora: l’anima. Brilla e scintilla come la lama più affilata. Esco da qui usando le lenzuola come abiti, esco tremando solo per il freddo, sorridendo mi avvio verso di lei. Polvere, vecchia, ma calda. Con lei in mano, io, posso anche morire.
Adesso…
Penso sia ora di ricominciare ad usare la spada.