Non sono un Angelo
by uner85
Se devo morire, lo farò con una spada in mano.
Una sciabola, un fioretto, una katana, una spada bastarda. Quella che sia, non ha importanza, maestro che sono, dunque ballerò con essa, cedendo il passo solo se trafitto, non da una penna, non da un proiettile… ma da una spada. Non sono un Angelo, lo ammetto, e il più delle volte penso di essere il cattivo in una di quelle storie che, per antonomasia, la Disney ci ha inculcato nella mente.
Posso redimermi, lo giuro, sorridendo con il bagliore della lama che mi trapasserà. Mi allenerò, sarò forte, lo giuro.
So tutti i movimenti a memoria, l’istinto crea l’ulteriore movimento finale per sopravvivere, posso farcela. Eppure…
Se lascio di respirare, lascio cadere anche la mia spada, dunque danzo con essa. Lascia che io pianga fragili emozioni di velati petali, lisci come seta. Petali rossi come le rose; egregi signori, oggi per me c’è libertà. Non vittoria, ma libertà, quindi significa che ho comunque vinto.
Libero polso e gomito, ma lascia che sia sempre io a piangere, donandoti un sospiro. Lasciando cadere il tuo corpo sopra mille parole inutili, frangenti d’attimo così sinceri, sola e pura semplice verità. Lascia che ti accompagni in questo movimento: avanti e indietro, poi di lato e poi di nuovo avanti e indietro. Così fulgide le nostre lame, creano scintille così potenti che si vedono anche alla luce. Piccole stelle danzanti.
Sono pieno di me, sono in eterna fase con il mondo, e in quell’ultimo istante… io affondo.
Ti accompagno in quella che è la caduta, il momento perfetto per donarti un fiore, un gioiello, un semplice bacio. Lascia che io pianga, per te, sotto la tua statua di marmo bianco purissimo. Ti prometto che lo laverò ogni singolo giorno, e ci farò incidere sotto una semplice parola: Libertà. Sarà dorata, o incisa con lettere scarlatte. Ma lascia che io pianga per te, sotto un cielo stellato, con la Madre luna che incita al coraggio, liberi entrambi sotto lo stesso cielo.
Adesso silenzio, l’ultimo filo d’aria è importante, respira… adesso vola via fra gli dei.
Mi allontano in quella che è una tormenta fulgida di un bagliore d’estate. Colpito dal sole rinfodero quella che è la mia arma, mi inginocchio pregando me stesso, perché oggi è stato così, domani anch’io potrei essere accompagnato su un letto di petali. Ma domani non è oggi, adesso sorrido allontanandomi solitario. Non sono un Angelo, solo un uomo padrone della sua vita.
Amore, guarda chi sono.
Non sono quell’angelo lucente,
solo la mia spada lo brilla con il sole
e il sole sono io.
Amore ho bisogno di te,
ma lasciami donarti il mio sorriso
lascia che io sia la vita per te.
Lascia che io sia me stesso.
Libero.
Amore, tornerò da te
nessuna spada può sconfiggermi.
Non sono un Angelo,
sono libero.